Ridurre le 20 Regioni italiane a tre grandi aree territoriali, corrispondenti a Nord, Centro e Sud. È l’ipotesi di riforma dell’assetto amministrativo nazionale rilanciata in un intervento pubblicato il 17 settembre 2026. L’idea nasce dalla considerazione che l’attuale struttura, articolata tra Stato, Regioni, Province, prefetture e Comuni, potrebbe essere semplificata.
Secondo la proposta, il riordino avrebbe l’obiettivo di limitare la sovrapposizione delle competenze e di ridurre i costi legati alla gestione dei diversi livelli istituzionali. Nel testo vengono richiamati anche i disavanzi delle Regioni, indicati come uno degli elementi alla base della riflessione. Non si tratta, tuttavia, di una riforma già avviata, ma di un’ipotesi politica e organizzativa sottoposta al dibattito.
Il nuovo ruolo delle tre aree
Le tre nuove entità territoriali avrebbero soprattutto compiti di programmazione e coordinamento su questioni di interesse generale, tra cui infrastrutture, sanità territoriale, ambiente e sviluppo economico. La gestione più vicina ai cittadini verrebbe invece affidata in misura maggiore agli enti locali, con una revisione dei rapporti tra i diversi livelli dell’amministrazione.
Alle Province verrebbe restituito un ruolo centrale nel coordinamento tra i Comuni, mentre questi ultimi disporrebbero di maggiori margini di autonomia amministrativa e finanziaria. L’obiettivo indicato è consentire una gestione più rapida dei servizi pubblici e una pianificazione del territorio maggiormente aderente alle esigenze delle comunità.
Competenze e risorse da ridefinire
Una riorganizzazione di questo tipo richiederebbe una revisione complessiva delle competenze, delle risorse finanziarie e dei rapporti istituzionali tra Stato, Regioni, Province e Comuni. Sarebbe inoltre necessario garantire livelli adeguati e omogenei dei servizi nelle diverse aree del Paese, evitando che la nuova articolazione produca ulteriori disparità territoriali.
La proposta punta quindi a un modello con tre grandi strutture incaricate delle funzioni strategiche, Province rafforzate nel coordinamento e Comuni più autonomi nella gestione quotidiana. Il testo si conclude con una domanda sul possibile coraggio politico necessario per avviare una discussione di questo tipo, senza indicare tempi, strumenti legislativi o iniziative istituzionali concrete.