Una insegnante della provincia di Fermo racconta il disagio crescente con cui affronta ogni giorno il lavoro in classe. In una lettera aperta, diffusa il 24 settembre 2026, la docente spiega di avvertire sempre più spesso paura di fronte alla possibilità che un richiamo o un provvedimento disciplinare provochino reazioni aggressive da parte degli studenti o dei loro genitori.
La testimonianza parte dal significato del ruolo educativo. Entrare in aula, scrive la docente, dovrebbe significare educare, insegnare, ascoltare e accompagnare ragazze e ragazzi durante una fase delicata della crescita. Accanto alla volontà di svolgere il proprio compito, però, si fa strada il timore di essere aggredita verbalmente, di assistere a un confronto acceso o di dover affrontare da sola comportamenti che possono mettere in discussione sia l'autorevolezza dell'insegnante sia la sua sicurezza personale.
Il confine tra confronto e delegittimazione
La docente precisa di non riferirsi a tutti gli studenti né a tutte le famiglie. Nelle scuole, sottolinea, continuano a esserci molti ragazzi rispettosi, genitori disponibili al dialogo e colleghi impegnati con serietà. Tuttavia, anche episodi isolati non dovrebbero essere minimizzati. Insulti, minacce e atteggiamenti intimidatori, secondo la lettera, non possono essere considerati una normale espressione dell'adolescenza o una conseguenza inevitabile del mestiere.
Un insegnante può essere messo in discussione, riconoscere un errore e spiegare una decisione, così come una famiglia può chiedere chiarimenti. Il confronto, però, dovrebbe avvenire nel rispetto reciproco e attraverso gli strumenti previsti dalla scuola. Il problema nasce quando una contestazione si trasforma in delegittimazione: per esempio quando un richiamo rivolto a uno studente porta il docente a dover rispondere a un genitore aggressivo, oppure quando una sanzione disciplinare diventa l'occasione per accusare l'insegnante invece di affrontare il comportamento contestato. Nel testo vengono citate anche chat di alcuni genitori descritte come particolarmente dure.
Le richieste alla comunità scolastica
Secondo la testimonianza, lasciare solo l'adulto che interviene davanti a un comportamento scorretto rischia di indebolire una delle funzioni fondamentali della scuola: educare al rispetto delle regole e delle persone. Agli studenti viene chiesto di controllare la rabbia, accettare un rimprovero e assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Per riuscirci, sostiene la docente, anche il personale deve essere messo nelle condizioni di lavorare senza sentirsi esposto.
La lettera non invoca privilegi né un ritorno a un modello autoritario. Le richieste riguardano il riconoscimento della gravità di aggressioni, minacce e intimidazioni rivolte al personale scolastico, l'adozione di protocolli chiari per affrontare i conflitti e un sostegno concreto ai docenti quando il confronto supera i limiti della relazione educativa. L'obiettivo indicato è una scuola autorevole, dialogante e inclusiva, capace però di stabilire limiti e garantire la tutela di chi vi lavora.