Dati territoriali

Il tetto del 30% nelle scuole di Fermano e Ascolano

Complessivamente 6.541 alunni su 45.200; a Lido Tre Archi restano criticità legate a lingua, integrazione e spostamenti.

Il tetto del 30% nelle scuole di Fermano e Ascolano

Il decreto approvato dal Governo introduce, dall’anno scolastico 2027/28, un limite del 30% per alcune categorie di studenti con cittadinanza non italiana nelle classi prime. L’obiettivo dichiarato è evitare la formazione di classi fortemente concentrate, ma i dati relativi alle province di Fermo e Ascoli Piceno restituiscono un quadro meno uniforme rispetto al dibattito politico.

Nell’anno scolastico 2026/27, gli studenti con cittadinanza non italiana risultano 6.541 su circa 45.200 iscritti, pari al 14,47% del totale. Si tratta di una percentuale significativamente inferiore alla soglia prevista dal provvedimento e non indica, a livello complessivo, un’emergenza generalizzata nelle due province. La media, tuttavia, non fotografa tutte le situazioni presenti nei singoli territori.

Le differenze tra i territori

Uno dei casi più citati è quello di Lido Tre Archi, dove alcune rilevazioni effettuate in passato hanno segnalato percentuali di alunni stranieri superiori al 60% nelle scuole dell’infanzia e primarie. Il dato non consente di affermare automaticamente che tutte le classi interessate dal decreto superino oggi il limite, ma evidenzia la presenza di contesti nei quali la concentrazione è concreta e richiede interventi specifici.

Il punto centrale non riguarda la presenza di studenti stranieri in quanto tale, ma la concentrazione, nello stesso ambiente scolastico, di ragazzi che possono avere difficoltà linguistiche, fragilità economiche o percorsi di integrazione ancora incompleti. Lo stesso decreto distingue tra le diverse situazioni ed esclude, tra gli altri, molti bambini nati in Italia o studenti che hanno già frequentato per anni il sistema scolastico nazionale.

La cittadinanza, quindi, non coincide necessariamente con la conoscenza dell’italiano. Un ragazzo nato a Fermo da genitori stranieri può avere una padronanza della lingua analoga a quella dei compagni, mentre uno studente arrivato da poco nel Paese può incontrare difficoltà significative, indipendentemente dal passaporto. Per questo, secondo l’impostazione riportata nell’analisi, il fattore decisivo è soprattutto il percorso scolastico e linguistico.

Risorse e organizzazione

Quando in una classe sono presenti molti alunni ancora impegnati nell’apprendimento dell’italiano, il lavoro degli insegnanti diventa più complesso. Servono quindi docenti specializzati, corsi di italiano L2, mediatori culturali e attività di sostegno. Il provvedimento prevede risorse per il potenziamento linguistico e prova a intervenire sul rischio delle concentrazioni, ma il criterio della cittadinanza non misura sempre il reale bisogno educativo.

Un’ulteriore difficoltà riguarda la possibile redistribuzione degli iscritti. Nelle città più grandi è generalmente possibile indirizzare gli studenti verso istituti diversi, mentre nei piccoli comuni, nelle frazioni e nelle aree interne ogni spostamento comporta problemi di trasporto, organizzazione familiare, servizi e tempi di percorrenza. Senza investimenti nelle scuole dei contesti più complessi, il limite numerico rischia di produrre risultati solo parziali.

I dati sugli studenti di seconda generazione mostrano inoltre risultati più vicini a quelli dei coetanei italiani rispetto ai ragazzi arrivati recentemente nel Paese. La distinzione suggerisce che l’origine familiare non sia l’unico elemento da considerare e che l’integrazione, insieme alla conoscenza della lingua, abbia un peso determinante.

Resta da verificare quante classi del Fermano e dell’Ascolano supereranno effettivamente la soglia, quanti studenti saranno coinvolti e quali istituti riceveranno risorse aggiuntive. Per ora, il quadro evidenzia l’assenza di un’emergenza generalizzata ma anche la presenza di situazioni locali di forte concentrazione. Il decreto affronta dunque un problema reale, sebbene lo strumento scelto non coincida sempre con la causa delle difficoltà.