Gioia Bartali ha raccontato il nonno Gino al pubblico dell’Auditorium Mons. Tarcisio Carboni di Ortezzano, nell’ambito di un appuntamento del Festival Storie. Al centro dell’incontro non c’è stato soltanto il campione del ciclismo, ma soprattutto l’uomo conosciuto in famiglia come nonno Gino: una figura riservata, affettuosa e profondamente legata alla fede.
Nel corso della serata, accompagnata dal giornalista Alvin Crescini, la nipote ha ripercorso episodi della vita privata e pubblica di Bartali. Il ciclista, capace di scrivere pagine importanti dello sport, durante la guerra mise a rischio la propria vita per aiutare gli ebrei perseguitati. Secondo il racconto, nascose documenti falsi nel telaio della bicicletta, contribuendo a salvare oltre 800 persone. Per questa attività è stato riconosciuto come Giusto tra le Nazioni.
Le lettere e la vita in famiglia
Gioia Bartali ha restituito al pubblico un ritratto lontano dall’immagine del campione celebrato da libri, giornali e documentari. Ha parlato della quotidianità nella casa dei nonni, ricordando un uomo goloso, tranquillo e incapace di alzare la voce. Un ruolo centrale è stato affidato anche alla relazione con la moglie, documentata da 236 lettere e oltre 400 cartoline scritte durante le tappe e i viaggi. Alcuni di questi testi sono stati letti durante l’incontro, offrendo una testimonianza dell’affetto e della complicità della coppia.
Il racconto ha toccato anche i momenti più dolorosi, tra cui la morte del fratello durante una corsa, e il rapporto con Fausto Coppi. Gioia ha sottolineato come, oltre alla rivalità sportiva spesso riportata dalle cronache, tra i due ci fosse una profonda amicizia. La serata ha inoltre affrontato il lavoro svolto nelle scuole per trasmettere alle nuove generazioni la storia di Bartali e i valori legati alle sue scelte.
La memoria come patrimonio collettivo
Ad accogliere l’ospite è stata la sindaca Carla Piermarini, che ha evidenziato il ruolo del Festival Storie e della rete culturale composta da 12 Comuni nel portare testimonianze e vicende significative nei piccoli borghi. Tra il pubblico era presente anche il prefetto di Fermo Edoardo D’Alascio, che ha richiamato l’umanità del campione e il valore degli appuntamenti dedicati al territorio e alla comunità.
Per Ortezzano, l’incontro si inserisce nella scelta di dare spazio alle donne come protagoniste e custodi di memorie da condividere. Attraverso la voce della nipote, Bartali è apparso non solo come una leggenda dello sport, ma come un marito innamorato, un nonno affettuoso e un uomo di fede. Il messaggio richiamato durante la serata è quello di una solidarietà praticata con discrezione, senza trasformare il bene compiuto in motivo di vanto.