Presidio in piazza del Popolo a Fermo contro il nuovo decreto sulla scuola promosso dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. A organizzare la manifestazione è stata la Rete degli Studenti Medi di Fermo, che ha contestato in particolare il limite del 30% alla presenza di alunni stranieri nelle classi e le sanzioni previste per chi indossa burqa o niqab.
Alla mobilitazione hanno partecipato studenti, associazioni, rappresentanti sindacali, insegnanti e cittadini. Secondo i promotori, le misure contenute nel provvedimento rischiano di compromettere il principio di inclusione nella scuola e di creare nuove divisioni tra gli istituti. La protesta è stata sintetizzata dagli organizzatori con la richiesta di una scuola aperta a tutti e con la contrarietà a un modello ritenuto capace di produrre forme di ghettizzazione.
Le contestazioni al provvedimento
Il decreto prevede un tetto del 30% agli alunni stranieri e sanzioni fino a mille euro per chi indossa burqa o niqab. È inoltre previsto che gli studenti considerati in eccesso rispetto ai limiti vengano redistribuiti in altri istituti situati entro un raggio di 20 chilometri. Una prospettiva che, secondo i dirigenti scolastici citati nel corso della protesta, potrebbe provocare difficoltà organizzative e disagi nell’applicazione delle nuove regole.
La Rete degli Studenti Medi ha richiamato anche i dati sulla presenza di alunni stranieri. Nelle Marche, secondo i numeri diffusi dal Ministero e riferiti all’ultimo anno scolastico, rappresentano circa il 12% del totale, mentre la media nazionale si aggira intorno al 13%. I promotori hanno inoltre sostenuto che il tema dell’uso di burqa e niqab non rappresenterebbe un problema concreto nelle scuole e hanno criticato l’impostazione complessiva del decreto.
Il richiamo all’articolo 34
Durante il presidio è stato citato anche il possibile intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Stando a quanto riportato da alcuni organi di informazione, sarebbe stata eliminata dal provvedimento la minaccia di allontanare i figli dalle famiglie che non frequentano corsi di italiano. La misura era stata giudicata dagli studenti incostituzionale e discriminatoria.
Per la Rete degli Studenti Medi, tuttavia, la questione principale non riguarda soltanto le percentuali, ma il modello di scuola che il decreto contribuirebbe a delineare. Greta Lattanzi, coordinatrice regionale dell’organizzazione nelle Marche, ha sostenuto che ogni studentessa e ogni studente debba poter trovare a scuola le stesse opportunità di crescita, senza che le differenze sociali si trasformino in disuguaglianze nell’accesso ai diritti.
La posizione degli studenti si fonda sul richiamo all’articolo 34 della Costituzione, interpretato come garanzia di un’istruzione pubblica e accessibile a tutti. Nel corso dell’intervento sono stati indicati anche altri problemi ritenuti prioritari: i trasporti, la carenza di supporto psicologico e l’assenza di un’educazione alla sessuo-affettività. Su questi temi, la Rete ha annunciato la prosecuzione della mobilitazione contro il decreto e contro le misure che, a suo giudizio, possono limitare l’inclusione scolastica.