L’intelligenza artificiale può aumentare la produttività delle imprese, ma non garantisce automaticamente una settimana lavorativa di quattro giorni. La questione riguarda soprattutto le piccole e medie imprese, chiamate a decidere come distribuire il tempo risparmiato grazie agli strumenti digitali: trasformarlo in maggiore produzione, salari più alti, minore stress o riduzione dell’orario.
Il passaggio da 40 a 32 ore settimanali comporterebbe una riduzione di un quinto del tempo lavorato. Per mantenere invariati risultati e volumi, ogni ora residua dovrebbe quindi generare circa il 25% di produttività in più. Secondo le analisi citate nell’articolo, i risparmi medi ottenuti oggi nelle attività supportate dall’intelligenza artificiale generativa sono ancora inferiori a questa soglia.
Il valore del tempo risparmiato
Le valutazioni di Banca d’Italia, OCSE e Organizzazione Internazionale del Lavoro indicano tuttavia effetti positivi sull’efficienza. Uno studio della Banca d’Italia collega l’adozione dell’intelligenza artificiale a una maggiore produttività e redditività delle imprese, senza rilevare effetti negativi significativi sull’occupazione complessiva.
La tecnologia, però, non è sufficiente da sola. I benefici più consistenti arrivano quando l’introduzione dell’AI è accompagnata da formazione, revisione dei processi interni, eliminazione delle attività inutili e una migliore organizzazione. L’obiettivo non è soltanto automatizzare la scrittura di documenti, la preparazione di report o la gestione delle comunicazioni, ma ridisegnare il modo di lavorare per ottenere risultati migliori con meno sprechi.
Un’esperienza condotta nel Regno Unito ha coinvolto 61 organizzazioni e quasi 3.000 lavoratori. I risultati hanno evidenziato minore stress, riduzione del burnout, meno assenze e una sostanziale stabilità dei ricavi. Le aziende più efficaci, però, non si sono limitate a cancellare una giornata: hanno ridotto riunioni superflue, procedure inefficienti e attività a basso valore aggiunto.
Le prospettive per il Fermano
La riflessione interessa anche il tessuto economico del Fermano, caratterizzato da manifattura, artigianato, servizi e commercio. In molti di questi comparti una parte del lavoro resta legata alla presenza fisica: un falegname deve lavorare il legno, un meccanico riparare un’automobile, un cameriere servire i clienti e un edile operare in cantiere.
L’intelligenza artificiale può però alleggerire le attività amministrative che accompagnano il lavoro manuale, dalla preparazione dei preventivi alla gestione della documentazione, dall’assistenza alla clientela alla ricerca normativa. Per le imprese del territorio, la prima opportunità potrebbe quindi consistere nell’aumentare il valore prodotto da ogni ora, prima ancora di ridurre in modo generalizzato la settimana lavorativa.
La destinazione del guadagno di produttività dipenderà dalle scelte delle imprese, dai lavoratori, dal mercato e dalla contrattazione. La settimana da 32 ore non è dunque un esito inevitabile dell’innovazione, ma una delle possibili modalità per distribuire il valore generato dalla tecnologia. Il punto centrale resta capire a chi apparterrà il tempo liberato dall’intelligenza artificiale.