Nel Fermano la presenza straniera mostra segnali di radicamento, ma non si traduce ancora in una piena mobilità sociale. I dati del 2024 delineano un quadro articolato: le famiglie si stabilizzano, la marginalità estrema resta contenuta, mentre nella scuola superiore gli studenti con cittadinanza non italiana vengono indirizzati soprattutto verso gli istituti professionali.
Le famiglie con almeno un componente straniero sono 8.754, pari al 12% del totale provinciale. Quelle miste, composte da italiani e stranieri, sono 3.014, il 34,4% del totale delle famiglie straniere, contro il 29,7% della media nazionale. La quota raggiunge il 47,2% a Pedaso e il 45,9% a Monte San Pietrangeli, mentre scende al 27,5% a Fermo, il comune con il maggior numero di famiglie straniere della provincia.
Il radicamento emerge anche dal dato sulle persone senza dimora. Nel 2024, su 29 persone censite in questa condizione nell’intera provincia, solo tre erano straniere: il 10,3%, contro il 39,6% nazionale e il 17,2% regionale. Non risultano inoltre campi attrezzati o insediamenti informali. Resta però una lacuna informativa sulla casa: i dati disponibili non incrociano il titolo di godimento dell’abitazione con la cittadinanza e non consentono quindi di sapere quanti siano proprietari o vivano in affitto.
Il divario passa dalla scuola
L’accesso alle scuole superiori è sostanzialmente proporzionale alla presenza demografica: gli studenti non italiani sono l’11,5% degli iscritti, mentre i residenti stranieri rappresentano il 12% dei giovani tra 14 e 18 anni. La differenza emerge nella scelta degli indirizzi. Gli stranieri costituiscono il 25,7% degli iscritti agli istituti professionali, il 12,5% dei tecnici e appena il 5,9% dei licei. Tra gli studenti stranieri, il 38,3% frequenta un professionale e il 25,5% un liceo, contro rispettivamente il 17,2% e il 49,6% della popolazione scolastica complessiva.
La distanza è evidente anche nei singoli istituti: all’IPSIA Ricci di Fermo gli studenti non italiani sono il 32,5%, mentre al Liceo Classico Caro sono il 4,1%. Nell’ultimo decennio il divario tra le incidenze nei professionali e nei licei si è ampliato, anche se il rapporto tra i due valori è leggermente diminuito. Il titolo di studio degli adulti presenta invece differenze meno marcate: il 31,4% degli stranieri possiede un diploma o una qualifica e il 10,8% un titolo terziario, contro il 34,7% e il 16,3% degli italiani.
Tre gruppi, tre esigenze
Il quadro provinciale comprende realtà diverse. Le famiglie straniere più insediate presentano tassi di naturalizzazione tra il 40% e il 55% in cinque anni e figli nati o cresciuti sul territorio. Per questa componente il nodo principale riguarda la mobilità della seconda generazione, soprattutto nella fase di orientamento tra scuola media e superiore.
Un secondo gruppo è formato da uomini provenienti soprattutto da Pakistan, Bangladesh e Senegal, arrivati negli ultimi dieci anni e spesso separati dalla famiglia rimasta nel Paese d’origine. Non avendo figli nel sistema scolastico, entrano più difficilmente in contatto con i servizi pubblici. Per loro le questioni centrali sono l’abitazione, il possibile sovraffollamento e l’accesso ai corsi di italiano per adulti.
Il terzo gruppo è quello delle donne rumene, ucraine, polacche e moldave che hanno lavorato nell’assistenza familiare. Rappresentano circa i due terzi degli stranieri con più di 65 anni, ma nelle case di riposo del territorio gli ospiti stranieri sono appena quattro su 124. Con una retribuzione annua indicata in 9.464 euro per le lavoratrici con i redditi più bassi, il loro futuro pone una questione di programmazione socio-sanitaria: molte potrebbero invecchiare nel Fermano con pensioni ridotte e reti familiari limitate.
Restano infine numerosi dati non disponibili: l’accesso ai servizi sociali e all’edilizia pubblica, gli esiti scolastici per cittadinanza, i percorsi nella formazione professionale e le condizioni abitative. Le informazioni raccolte mostrano quindi un’integrazione presente sul piano della residenza e dei legami familiari, ma ancora incompleta sul terreno delle opportunità.