Gli acquisti effettuati su piattaforme con venditori situati fuori dall’Unione Europea potrebbero diventare più costosi. Dal 1° novembre 2026 è prevista una nuova tassa europea per la gestione doganale delle vendite a distanza: la Commissione europea ha fissato l’importo della Union handling fee a 2 euro per articolo. La misura riguarderà anche i consumatori italiani e si aggiungerà alle modifiche già introdotte per le spedizioni di basso valore.
Il primo cambiamento è entrato in vigore il 1° luglio 2026, con la fine dell’esenzione dai dazi per le spedizioni provenienti da Paesi extra-UE e di valore fino a 150 euro. Per queste vendite online è previsto un dazio temporaneo di 3 euro per articolo. La nuova tariffa europea è distinta da questo prelievo e, nei casi interessati da entrambe le disposizioni, le due voci potranno sommarsi.
Il calcolo riguarda i prodotti
Uno degli aspetti centrali della disciplina è che la tassa non viene calcolata necessariamente per ogni confezione consegnata, ma in relazione all’articolo o alla categoria di prodotto. Un ordine composto da merci diverse potrebbe quindi essere trattato in modo differente rispetto a una spedizione contenente più pezzi della stessa tipologia. L’importo effettivo dipenderà anche dalla classificazione della merce e dalle modalità con cui la spedizione viene dichiarata e gestita in dogana.
Per esempio, un acquisto effettuato da un consumatore di Fermo presso un venditore extra-UE potrebbe essere soggetto al dazio di 3 euro per articolo già previsto da luglio e, dal 1° novembre, alla quota europea aggiuntiva di 2 euro. Questo non significa necessariamente che il cliente debba pagare 5 euro direttamente al corriere: gli adempimenti possono essere gestiti da piattaforme, venditori e operatori logistici, con i costi incorporati nel prezzo complessivo dell’ordine.
Le ragioni e gli effetti della riforma
La revisione delle regole nasce dall’aumento delle spedizioni di piccolo valore dirette nell’Unione Europea. Nel 2025 ne sono arrivati circa 5,9 miliardi, quattro volte il volume registrato nel 2022. Secondo i dati della Commissione europea, circa il 93% proveniva dalla Cina. Per le autorità doganali questo significa gestire grandi quantità di invii, controllare i dati, valutare i rischi e verificare il rispetto delle norme europee. La tassa è destinata anche a coprire questi costi.
L’impatto potrebbe essere più evidente sugli acquisti di valore ridotto. Su un prodotto da 10 o 20 euro, costi fissi di pochi euro incidono infatti molto più che su un ordine da 100 euro. La convenienza dovrà quindi essere valutata considerando il prezzo finale e non soltanto quello indicato nella scheda del prodotto. La novità interessa anche negozi, laboratori e imprese del Fermano e dell’Ascolano che importano componenti, materiali o accessori da fornitori situati fuori dall’Unione.
Al quadro europeo si aggiunge il contributo nazionale italiano di 2 euro per le spedizioni fino a 150 euro provenienti da Paesi extra-UE, introdotto dalla legge di Bilancio 2026. La sua applicazione è stata interessata da rinvii e modifiche, tra cui quelle previste dal decreto-legge 17 settembre 2026, n. 162. Per questo il costo complessivo delle singole spedizioni dipenderà dalle disposizioni applicative, dalla composizione dell’ordine e dal soggetto incaricato di gestire gli adempimenti doganali.