Entro il 30 giugno 2027 i Comuni costieri dovranno pubblicare i bandi per l’assegnazione delle concessioni demaniali marittime, mentre la riassegnazione dovrà essere completata entro il 30 settembre dello stesso anno. In provincia di Fermo il riordino riguarda 153 concessioni a uso turistico-ricreativo, comprese 137 strutture balneari distribuite nei sei Comuni affacciati sul mare.
Il tema viene analizzato in vista dell’applicazione della direttiva europea Bolkestein, che ha imposto il superamento del sistema precedente, nel quale le concessioni avevano assunto caratteristiche simili a titoli di quasi proprietà. L’obiettivo indicato nell’analisi è utilizzare i nuovi bandi per definire una gestione del litorale capace di tenere insieme esigenze degli operatori, tutela del territorio e interesse collettivo.
Una costa densamente utilizzata
Secondo i dati citati, nei primi 300 metri dalla linea di costa il suolo consumato raggiunge il 22,9%, oltre il triplo della media del resto del territorio nazionale. Nel tratto principale di Porto San Giorgio sono state stimate 67 concessioni su circa tre chilometri e mezzo, con un’occupazione del fronte mare vicina al 70%. La situazione, viene sottolineato, varia comunque tra i diversi Comuni fermani.
Un altro elemento riguarda i canoni demaniali, rimasti sostanzialmente invariati tra il 1989 e il 2020. Le stime dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani indicano che, per uno stabilimento tipo, il canone incide per circa il 2% dei ricavi, mentre il gettito nazionale delle concessioni balneari si colloca tra 50 e 100 milioni di euro l’anno. Nello stesso periodo l’accesso ai servizi è diventato più costoso: nell’agosto 2026 il prezzo di un ombrellone e due lettini per una settimana risultava superiore del 24% rispetto a cinque anni prima.
L’analisi evidenzia inoltre una forte stagionalità del lavoro e segnala criticità legate alla qualità dell’occupazione. Sul piano ambientale viene richiamato il fenomeno del coastal squeeze, cioè la riduzione dello spazio naturale tra l’avanzamento del mare e il fronte costruito. Vengono citati anche i problemi legati alla vita notturna, tra rumore, consumo di alcol e vandalismi, oltre alla scarsa disponibilità di informazioni pubbliche: nessuno dei sei Comuni costieri, secondo il testo, pubblica l’elenco completo delle proprie concessioni.
Dieci linee per i nuovi bandi
Le proposte sono articolate in quattro ambiti. Il primo riguarda l’accessibilità, con una quota verificabile di spiaggia libera, servizi essenziali e misure per le persone con disabilità. Tra gli obiettivi figura anche la trasformazione del lungomare in uno spazio utilizzabile durante tutto l’anno, non soltanto nei mesi estivi.
Il secondo ambito è ambientale e comprende rinaturalizzazione, strutture amovibili, tutela delle dune e adattamento alle temperature più elevate. Il terzo riguarda imprese e lavoro: la dimensione dei lotti dovrà consentire la partecipazione delle microimprese senza favorire eccessive concentrazioni, mentre nei bandi potrebbero trovare spazio clausole sociali, continuità occupazionale e rispetto dei contratti.
Tra le indicazioni figura anche un possibile riallineamento dei canoni al valore d’uso delle aree, accompagnato dalla trasparenza sulla destinazione delle entrate e da misure per evitare che gli aumenti ricadano interamente sui prezzi pagati dagli utenti. L’ultimo obiettivo è il coordinamento tra i Comuni, attraverso la pubblicazione di registri, canoni e piani di spiaggia. La gestione unitaria della costa, si sostiene, dovrebbe evitare differenze eccessive tra territori confinanti e consentire un confronto pubblico basato su dati verificabili.